Il laboratorio è finalizzato a cogliere ed approfondire lo sguardo sulla natura e sulla città, attraverso la sperimentazione di contaminazione tra linguaggi e discipline. Proveremo a conoscere, approfondire ed estendere la nostra percezione delle risorse naturali, in particolari dei sistemi vegetazionali con cui ci troviamo a coabitare.
E’ previsto l’utilizzo delle tecniche fotografiche, in quanto la natura del linguaggio fotografico è modellata sul linguaggio stesso del paesaggio, ne ha assunto i problemi e descritto i mutamenti al punto che la fotografia è responsabile – almeno in parte – della formazione di una coscienza del paesaggio; approfondiremo quindi la visione fotografica del paesaggio di un micro sistema urbano, in particolare focalizzandoci sulle sue componenti naturalistiche, attraverso un racconto per immagini che ne documenterà il percorso.
Primo appuntamento: GIovedì 2 aprile 2009 – ore 14.00 – fermata metropolitana “Marconi”, Roma
“Nella fotografia per l’urbanistica c’è più fotografia che urbanistica. Per fortuna sia i fotografi che gli urbanisti ne sono perfettamente consapevoli, quindi nessuno s’offenderà. Quando Pier Luigi Cervellati, accingendosi a disegnare il suo piano per il centro storico di Bologna, affidò a Paolo Monti una celebre campagna di rilevazioni fotografiche, lo qualificò “co-progettista”: fu un grande meritato complimento, e una gentile piccola bugia.” (continua >>>)
“Consideriamo l’esempio di un gruppo di villette sparse in un’area suburbana: una situazione tipica nei nuovi territori italiani. rappresentata da una mappa topografica, essa ci rivela solo alcune geometrie irregolari, indecifrabili. se osservata invece da vicino, cercando indizi delle relazioni che legano gli abitanti al loro luogo di residenza, essa ci può dire molto di più … (Continua >>)
“I terrain vagues sono i territori abbandonati dalla legge: le fabbriche in disuso, gli edifici occupati. Spazi vuoti di significati simbolici, di funzioni precise, di attività stabili e per questo luoghi di massima libertà. [....] Luoghi del provvisorio che demistificano ogni centralità, ogni sistema che si presenta compatto e chiuso, ogni sapere o forma che si proclamano definitivi ed omogenei” (Massimo Ilardi, Virus City).
La psicogeografia è una metodologia d’indagine dello spazio urbano creata nei primi anni cinquanta dal movimento di avanguardia artistica dei lettrismo. Nel 1953 Ivan Chtcheglov scriveva: “Sire, io vengo dall’altro paese. Nelle città ci annoiamo, non c’è più un tempio del sole” (…) “I diversi quartieri di questa città potrebbero corrispondere all’intera gamma di umori che ognuno di noi incontra per caso nella vita di ogni giorno”.Nel primo numero del bollettino dell’Internazionale Situazionista, pubblicato nel 1958, la psicogeografia viene definita “Studio degli effetti precisi dell’ambiente geografico, disposto coscientemente o meno, che agisce direttamente sul comportamento affettivo degli individui”. La psicogeografia studia dunque le correlazioni tra psiche e ambiente, assumendo caratteri sovversivi nei confronti della geografia classica e ponendo al centro dei suoi scopi la ri-definizione creativa degli spazi urbani.
La psicogeografia è un gioco e allo stesso tempo un metodo efficace per determinare le forme più adatte di decostruzione di una particolare zona metropolitana. La tecnica dell’esplorazione psicogeografica è la Deriva, che indica un passaggio improvviso attraverso ambienti diversi.
Guy Debord ha suggerito alcune indicazioni per mettere in pratica una deriva psicogeografica:
« Per fare una deriva, andate in giro a piedi senza meta od orario. Scegliete man mano il percorso non in base a ciò che SAPETE, ma in base a ciò che VEDETE intorno. Dovete essere STRANIATI e guardare ogni cosa come se fosse la prima volta. Un modo per agevolarlo è camminare con passo cadenzato e sguardo leggermente inclinato verso l’alto, in modo da portare al centro del campo visivo l’ARCHITETTURA e lasciare il piano stradale al margine inferiore della vista. Dovete percepire lo spazio come un insieme unitario e lasciarvi attrarre dai particolari. »
Liù è un laboratorio di arte urbana finalizzato a sperimentare i luoghi attraverso la ricerca e l’azione diretta sul territorio e il coinvolgimento di tutti coloro abbiano voglia di comprendere, narrare, trasformare lo spazio sociale e culturale che li circonda. Obiettivo di Liù è l’attivazione di dispositivi di interazione creativa con il territorio, la sua memoria, le sue tracce, i suoi abitanti, attraverso il contributo di differenti approcci disciplinari.
Per informazioni e contatti: immaginariurbani@gmail.com
Liù è un laboratorio di arte urbana finalizzato a sperimentare i luoghi attraverso la ricerca e l’azione diretta sul territorio e il coinvolgimento di tutti coloro abbiano voglia di comprendere, narrare, trasformare lo spazio sociale e culturale che li circonda. Obiettivo di Liù è l’attivazione di dispositivi di interazione creativa con il territorio, la sua memoria, le sue tracce, i suoi abitanti, attraverso il contributo di differenti approcci disciplinari.